Se la società è cancellata non si può agire nei confronti dei soci ma il giudizio già instaurato continua in capo a questi.

 
Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6070 del 13 marzo 2013, sono state chiamate ad esprimersi sugli effetti dela cancellazione della società dal registro delle imprese e, in particolare, sulla sorte dei rapporti sostanziali non definiti in fase di liquidazione e di quelli processuali pendenti al momento della cancellazione. La Corte ha rilevato come sia ravvisabile un duplice ordine di effetti: da una parte, la successione in capo agli ex soci dei rapporti giuridici vigenti anche dopo l’estinzione, dall'altra l'impossibilità che la società estinta agisca o sia convenuta in giudizio. Gli ex soci rispondono delle obbligazioni contratte con lo stesso livello di responsabilità che avevano in pendenza di regolare attività sociale, limitatamente alla liquidazione ottenuta od anche illimitatamente a seconda dei casi. Ad essi inoltre si trasferiscono i beni ed i diritti non compresi nel bilancio di liquidazione della società cessata, a patto che i crediti siano liquidi ed esigibili e non in corso di accertamento giudiziale.
Tuttavia l'atto stesso della cancellazione impedisce che, la società, in un momento successivo, possa chiamare o essere convenuta in giudizio: ove l'estinzione avvenga in pendenza di processo, esso deve intendersi interrotto ex artt. 299 e ss. c.p.c. e potrà essere riassunto per mezzo o avverso i singoli soci.
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Dott.ssa Stefania Vitiello
 
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