Legge Fornero. Licenziamento privo di giusta causa. Azienda condannata al risarcimento ma non alla reintegra.

 
Lo ha stabilito il Tribunale di Voghera con la sentenza del 18 marzo 2013 n. 97. Il fatto controverso investe un addetto alla vigilanza antitaccheggio di un supermercato di Voghera che ferma un cliente accusandolo, di fronte a tutti con toni accesi, di aver rubato un cd-rom. Nonostante le rassicurazioni del cliente circa la propria estraneità all’accaduto, il vigilante lo trattiene coattivamente e con fare intimidatorio lo conduce negli uffici del punto vendita affinché l’accusato mostri il contenuto della borsa che porta con sé. Di fronte al diniego del cliente, l’addetto del supermercato chiama i Carabinieri. All’arrivo di questi ultimi il cliente rivela di essere un sottufficiale della Guardia di finanza ed apre la borsa: nessun cd-rom, solo la pistola di servizio.
A seguito di contestazione disciplinare la società licenzia il vigilante per giusta causa, il quale ricorre in giudizio per ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro.
Il Giudice di merito, rilevata l’insussistenza della giusta causa addotta dal datore di lavoro, esclude comunque la reintegra. Ecco la motivazione: i fatti addebitati al vigilante non sono puniti con sanzioni conservative dalla contrattazione collettiva di riferimento. Ne consegue la riconducibilità della fattispecie innanzi descritta alle ipotesi di cui all’art. 18 co. 5, Statuto dei Lavoratori, che non prevede il diritto alla reintegra bensì la condanna del datore di lavoro alla corresponsione di un’indennità determinata tra un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità.
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Dott. Fabio Fontana
 
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