La clausola del bando di gara che impedisce all’impresa una valida formulazione dell’offerta deve essere immediatamente impugnata al pari di quelle strettamente escludenti.

 
Con la sentenza n. 1702, del 23 ottobre 2012, la terza sezione del TAR Puglia – Lecce ha precisato che la clausola della lex specialis con la quale la stazione appaltante ha previsto il divieto per i concorrenti di presentare offerte in aumento è immediatamente lesiva dell’interesse partecipativo e, pertanto, deve essere necessariamente contestata con autonoma e tempestiva impugnativa del bando e del disciplinare di gara nei termini di legge.
Non vi è infatti alcun dubbio – sostiene il TAR – che tali clausole, ancorché non annoverabili fra quelle che impediscono ex ante la partecipazione alla gara, incidano in modo obiettivo e assolutamente prevedibile sulla formulazione dell’offerta, determinando ex se una lesione concreta ed effettiva dell’interesse alla partecipazione, prevedendo l’effetto espulsivo dalla gara senza necessità di alcun atto applicativo.
Per giungere a siffatte conclusioni il TAR ha ripercorso quell’orientamento giurisprudenziale – da ultimo vedasi Consiglio di Stato, sez. III, 7 maggio 2012 n. 2628 - che ammette l'impugnazione autonoma ed immediata di quelle clausole che siano tali da non consentire una valida formulazione dell'offerta da parte dei potenziali partecipanti e da rendere impossibile quel calcolo di convenienza economica che ogni impresa deve essere in condizione di poter effettuare all'atto di valutare se partecipare o meno ad una procedura competitiva.
Se vuoi leggere il testo della sentenza clicca qui
 
Torna indietro