Rifiuto di eseguire mansioni dequalificanti: legittimo il licenziamento.

 
E’ quanto ha riconosciuto la Cassazione con la sentenza 17 luglio 2012 n. 12250, che ha risolto una controversia avente ad oggetto l’impugnativa di un licenziamento intimato per il rifiuto del dipendente di svolgere mansioni da lui ritenute dequalificanti. Alla luce dei concreti dettagli della vicenda esaminata la Suprema Corte ha osservato che costituisce grave insubordinazione la condotta del dipendente che rifiuta di svolgere mansioni considerate inferiori a quelle normalmente svolte, al punto da legittimarne il licenziamento. In simili evenienze, si legge nella sentenza, il dipendente ha diritto di adire il giudice del lavoro, anche in via di urgenza, al fine di tutelare la propria professionalità, ma non può opporre un rifiuto al datore di lavoro, che gli chiede di svolgere, anche temporaneamente, mansioni di livello più basso.
 
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