La Consulta dichiara l’illegittimità della nuova disciplina in materia di servizi pubblici, introdotta con l’art. 4 del d.l. 13.8.2011, n. 138.

 
La Corte Costituzionale, nel dichiarare l’illegittimità dell’art. 4 del d.l. 138/11, ha osservato che tale disposizione ha introdotto una nuova disciplina della materia, senza tuttavia modificare né i principi ispiratori della complessiva normativa preesistente né i contenuti essenziali dei singoli precetti di legge, in palese contrasto, quindi, con l’intento perseguito mediante il referendum abrogativo.
Infatti, con la consultazione referendaria 12-13 giugno 2011, detta normativa veniva abrogata e si realizzava, pertanto, l’intento referendario di “escludere l’applicazione delle norme contenute nell’art. 23-bis che limitano, rispetto al diritto comunitario, le ipotesi di affidamento diretto e, in particolare, quelle di gestione in house di pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica e di consentire, conseguentemente, l’applicazione diretta della normativa comunitaria conferente”.
Neppure la Corte ha ritenuto sussistenti condizioni tali da giustificare il superamento del predetto divieto di ripristino, tenuto conto del brevissimo lasso di tempo intercorso fra la pubblicazione dell’esito della consultazione referendaria e l’adozione della nuova normativa. Se vuoi leggere il testo integrale della sentenza clicca qui
 
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