Concorrenza sleale e quantificazione dello specifico danno di carattere patrimoniale.

 
Con sentenza del 27 febbraio 2012 il Tribunale di Novara ha stabilitoche in materia di concorrenza sleale colui che richiede la tutela cautelare non deve necessariamente quantificare e dimostrare di subire uno specifico danno patrimoniale, poiché il carattere potenziale del pregiudizio prospettato è da ritenersi in re ipsa nel compimento di atti di concorrenza sleale vietati dalla legge o dal contratto; tali atti, idonei ad incidere non solo sugli aspetti meramente economici dell’impresa, ma anche su quei valori concorrenti, quali l’avviamento o l’immagine commerciale, ecc. non sono direttamente percepibili dai dati di bilancio dell’azienda e non possono perciò essere quantificati nell’immediato. Le conclusioni a cui è giunto il Tribunale di Novara trovano peraltro riscontro nella disciplina legislativa ove la tutela contro gli atti di concorrenza sleale si configura come una tutela sostanzialmente inibitoria (art. 2599 c.c.), volta ad impedire il consolidarsi di danni che l’illecita concorrenza potrebbe causare.
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