Decorrenza del termine per impugnare e “conoscenza” dell’atto lesivo.

 
Com’è noto il termine d’impugnazione dei provvedimenti amministrativi decorre dal momento in cui il loro naturale destinatario ne abbia avuto “piena conoscenza”. Con la sentenza 22 maggio 2012 n. 2974 il Consiglio di Stato ha ulteriormente definito il perimetro della nozione di “piena conoscenza”, osservando che ad integrarne gli estremi è sufficiente la percezione dell’esistenza del provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne manifestino la lesività nella sfera giuridica altrui, al punto da rendere attuale il connesso interesse ad agire.
Di diversa natura è invece il concetto di conoscenza “integrale” del provvedimento (o di altri atti del procedimento) che influisce non già sulla decorrenza del termine decadenziale bensì sul contenuto del ricorso, sulla concreta definizione dei motivi d’impugnazione e, di conseguenza, sulla natura della pronuncia giudiziale richiesta.
In ogni caso, la verifica della "piena conoscenza" dell’atto lesivo da parte del ricorrente, ai fini di individuare la decorrenza del termine decadenziale per la proposizione del ricorso giurisdizionale, deve essere cauta e rigorosa, non potendo basarsi su mere supposizioni ovvero su deduzioni, pur sorrette da apprezzabili argomentazioni logiche. Essa deve risultare incontrovertibilmente da elementi oggettivi, ai quali il giudice deve riferirsi nell’esercizio del suo potere di verifica di ufficio della eventuale irricevibilità del ricorso, o che devono essere rigorosamente indicati dalla parte che, in giudizio, eccepisca la tardività del gravame.
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