Caparra confirmatoria e risarcimento del danno.

 
Nel caso in cui sia stata versata una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, ed il contraente adempiente abbia agito per la risoluzione, giudiziale o di diritto del contratto, ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova quella volta ad ottenere la declaratoria dell’intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo all’incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento.
La funzione della caparra, infatti, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe vanificata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all’azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito, in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, di modificare la propria strategia difensiva nel caso in cui i risultati non corrispondano alle sue aspettative. Pertanto la parte non può chiedere la risoluzione del contratto per poi trasformarla, all’occorrenza (ad esempio quando i pretesi danni fossero stati inferiori al doppio della caparra), in domanda di recesso, senza incorrere in una forma di abuso processuale che proprio l’art. 1385 cod. civ. mira a prevenire in relazione alla particolare natura di tale caparra.
Se vuoi leggere la sentenza della Cassazzione civ., II^ sez. civ., 6 marzo 2012 n. 3473, clicca qui
 
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