Controllo della posta elettronica e Statuto dei lavoratori.

 
L’art. 4 dello Statuto dei lavoratori vieta l’uso di apparecchiature aventi finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, disciplinando le modalità di adozione di tali impianti richiesti da esigenze organizzative e produttive o legate alla sicurezza del lavoro, da cui può derivare la possibilità del controllo a distanza. Rientrano nel novero delle apparecchiature “vietate” – ove non fatte oggetto della apposita procedura di validazione - quei programmi informatici che permettono il monitoraggio della posta elettronica aziendale e degli accessi ad internet consentendo al datore di lavoro di controllare l’attività lavorativa del dipendente. La Corte di Cassazione ha di recente chiarito che è estranea al campo di applicazione del predetto articolo l’attività di controllo eseguita dal datore di lavoro al fine di accertare la eventuale commissione di comportamenti illeciti da parte del lavoratore. Tale controllo non attiene - specifica la Corte - all’esatto adempimento della prestazione lavorativa ma è destinato ad accertare comportamenti che possono pregiudicare il patrimonio dell’azienda inteso anche come immagine della stessa presso il pubblico.
La fattispecie sottoposta all’esame della Corte riguardava il licenziamento per giusta causa irrogato da un primario istituto di credito ad un dipendente con qualifica di quadro direttivo il quale aveva, tra l’altro, divulgato a mezzo messaggi di posta elettronica a terzi estranei notizie riservate relative ad un cliente, come la banca aveva potuto accertare attraverso un controllo della posta elettronica ex post, ovvero dopo l’attuazione del comportamento lesivo.
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