“Consumazione” del potere disciplinare: non è possibile contestare due volte gli stessi fatti.

 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1062 del 25 gennaio 2012, ha chiarito che il datore di lavoro, il quale abbia già validamente esercitato validamente il potere disciplinare nei confronti del prestatore di lavoro in relazione a determinati fatti costituenti infrazioni disciplinare, non può esercitarlo nuovamente in relazione a quei medesimi fatti. In tali casi il potere disciplinare è ormai “consumato” giacchè, a norma dell’art. 7 dello Statuto dei lavoratori, il datore di lavoro può tenere conto della sanzione disciplinare eventualmente applicata esclusivamente entro il biennio. Da tale assunto deriva l’illegittimità del licenziamento intimato in base alla contestata recidiva per precedenti comportamenti già puniti con la sanzione disciplinare, in assenza di autonoma infrazione attualmente sanzionabile. In mancanza di contestazione di una nuova infrazione, il datore di lavoro non può riesaminare in sede disciplinare le mancanze già colpite ciascuna da sanzioni di tipo conservativo, onde applicare per quelle stesse infrazioni una più grave sanzione di carattere espulsivo.
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