Legittimo il licenziamento per chi si impossessa abusivamente del materiale aziendale.

 
Il lavoratore che si impossessa abusivamente di beni aziendali può essere licenziato per giusta causa. Ancora una volta la Suprema Corte ha affermato che, ai fini della valutazione della proporzionalità tra fatto addebitato e recesso, viene in considerazione non l'assenza o la speciale tenuità del danno patrimoniale ma la ripercussione sul rapporto di una condotta suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento, poichè sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti.
E’ quanto emerge dalla sentenza del 2.11.2011, n. 22692 che ha rigettato il ricorso di un lavoratore avverso la decisione di merito che aveva riconosciuti la proporzionalità del suo licenziamento in relazione alla gravità della condotta da lui tenuta. E’ stato sottolineato in particolare che, nel licenziamento disciplinare, la gravità del fatto va valutata sulla base di una serie di elementi che non possono esaurirsi nelle dirette conseguenze meramente economiche prodotte al datore di lavoro dalla condotta contestata, ma possono riguardare sia il grado di responsabilità collegato alle mansioni affidate al lavoratore, sia le modalità della condotta, specie se rivelatrici di una particolare propensione alla trasgressione, sia l'incidenza dei fatti sulla permanenza del vincolo fiduciario che caratterizza lo specifico rapporto di lavoro. In pratica “è legittimo attendersi che la società non possa più fare affidamento su un dipendente che ha trafugato beni aziendali per esigenze personali, attuando un comportamento doloso ed in concorso con un collega, col ragionevole timore del reiterarsi di una tale condotta".
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