La condotta morosa del debitore che rende piu’ onerosa la richiesta di credito dell’azienda comporta il riconoscimento del maggior danno.

 
Nel caso di ritardato adempimento di un’obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all’art. 1224, secondo comma, cod. civ. può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la qualità soggettiva o l’attività svolta. In ogni caso se il creditore domanda, a titolo di risarcimento del maggior danno, una somma superiore a quella risultante dal suddetto saggio di rendimento dei titoli di Stato, avrà l’onere di provare l’esistenza e l’ammontare di tale pregiudizio, anche in via presuntiva. Così ad esempio, se il creditore è un imprenditore dovrà dimostrare di aver fatto ricorso al credito bancario sostenendone i relativi interessi passivi, mentre il debitore dovrà dimostrare che il creditore in caso di tempestivo adempimento non avrebbe potuto impiegare tale denaro per ottenere un rendimento superiore al saggio legale.

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