Società di capitali: amministratori senza delega responsabili se non formalizzano in adunanza il dissenso dell’operazione commerciale

 
Con sentenza n. 9384 del 27 aprile 2011 la Corte di Cassazione ha ampliato il campo dei doveri del board delle società di capitali. A rispondere degli atti di amministrazione pregiudizievoli per la società saranno tutti i componenti dell’organo di amministrazione, ad eccezione di quelli che avevano fatto annotare il proprio dissenso nel libro delle adunanze. A questa conclusione la Suprema corte perviene facendo applicazione del nuovo testo dell’art. 2392 c.c. (come modificato dal d.lgs del 17 gennaio 2003 n. 6) secondo cui “gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.
In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.
La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale”.
La norma mira dunque ad evidenziare l’esistenza in capo a tutti gli amministratori di un dovere di diligenza cui è strettamente connesso il dovere di operare nell’interesse esclusivo della società da essi amministrata, senza che l’attribuzione ad alcuni di essi dei poteri di amministrazione straordinaria faccia venire meno i poteri di vigilanza incombenti agli amministratori cui sono riconosciuti solo poteri di ordinaria amministrazione.
Sulla scorta della suddetta norma la Suprema Corte ha approvato la responsabilità collettiva dell’organo di amministrazione atteso che, nel caso di specie, “l'esercizio dell'attività assicurativa in un ramo non autorizzato, accertato nel giudizio di opposizione alla sanzione amministrativa costituisce indubbiamente un'evidente violazione di legge connessa agli obblighi gestori degli amministratori di una compagnia di assicurazione”.
Invero, il ruolo degli amministratori non è solo quello di costituire l’organo cui è demandata l’esecuzione delle delibere assembleari, ma anche di svolgere una funzione propositiva dell’attività di quest’ultima, oltre ad avere la gestione dell’attività sociale e a poter compiere, nello svolgimento della stessa, tutte le operazioni che rientrano nell’oggetto della società.
Dunque è la stessa centralità del ruolo degli amministratori a rendere imputabile gli illeciti societari, non essendo immaginabile che una macroscopica esorbitanza dell’attività sociale dall’ambito consentito sia potuta avvenire senza l’apporto o comunque al di fuori del controllo dell’organo cui compete la gestione dell’attività sociale.
Tuttavia non va dimenticato che sull’organo amministrativo incombe anche il dovere di vigilare sul generale andamento della società che permane anche in caso di attribuzione di funzioni al comitato esecutivo o a singoli amministratori delegati, salva la prova che i rimanenti consiglieri, pur essendosi diligentemente attivati, non abbiano potuto in concreto esercitare la predetta vigilanza a causa del comportamento ostativo degli altri componenti del consiglio.
Quanto invece all’onere della prova, la Corte ha stabilito che la società ha l'onere di provare soltanto la sussistenza delle violazioni, il nesso di casualità fra le stesse e il danno verificatosi, mentre incombe sugli amministratori l'onere di dimostrare la non imputabilità a sé del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti.
 
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