La Corte di Giustizia si pronuncia sulla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 e sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali.

 
L’art. 6, n. 2, lett. a) della Convenzione sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali – oggi sostituita dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 17 giugno 2008, n. 593, per i contratti conclusi dopo il 17 dicembre 2009 – deve essere interpretato nel senso che nell’ipotesi in cui il lavoratore svolga la sua attività in più di uno Stato contraente, il paese in cui il lavoratore, in esecuzione del contratto, compie abitualmente il suo lavoro è quello in cui il lavoratore svolge la parte sostanziale delle sue obbligazioni nei confronti del datore di lavoro. La sentenza del 15 marzo 2011 della Corte di Giustizia delle Comunità europee ha fatto applicazione di questi principi in relazione al caso di un lavoratore impegnato nel settore dei trasporti internazionali, affermando che al fine di individuare la legge applicabile al contratto di lavoro deve tenersi conto dello Stato in cui si trova il luogo a partire dal quale il lavoratore effettua le sue missioni di trasporto, riceve le istruzioni sulle sue missioni e organizza il suo lavoro, nonché il luogo in cui si trovano gli strumenti di lavoro e quello in cui il trasporto è principalmente esercitato. “Luogo abituale”, ai fini della legge applicabile alle obbligazioni contrattuali è dunque il luogo nel quale si concentrano i contenuti sostanziali e più significativi della prestazione lavorativa in concreto svolta.
 
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