L’obbligo di repechage non viene assolto con l’offerta di un incarico esterno.

 
Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza del 28 marzo 2011 n. 6625, che ha risolto una vicenda nella quale un’azienda, a seguito di un profondo processo di ristrutturazione, ha offerto ad alcuni suoi dipendenti una serie di incarichi esterni di varia natura (mandato di agenzia, consulenza, contratto d’opera, ecc.) in cambio della risoluzione del rapporto di lavoro, assolvendo in questo modo, a suo dire, al cd. obbligo di ripescaggio. Con la sentenza in evidenza la Cassazione ha invece escluso la possibilità di equiparare la soluzione prospettata dall’azienda all’assolvimento sul piano processuale dell’onere di provare che nella pianta organica non erano previste posizioni equivalenti cui poter adibire il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo. In particolare, il ragionamento della Corte si è appuntato sulla impossibilità di mettere sullo stesso piano un rapporto di lavoro interno all’azienda ed un incarico esterno in termini di parità del “flusso di reddito e di lavoro”.
 
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