Dirigenti: anche i ruoli medi e bassi con autonomia organizzativa possono essere licenziati con minori tutele

 
La Cassazione, con la sentenza n. 25145 del 13 dicembre 2010, ha stabilito che la qualifica di dirigente non spetta al solo prestatore di lavoro che, come "alter ego" dell'imprenditore, ricopra un ruolo di vertice nell'organizzazione o comunque occupi una posizione tale da poter influenzare l'andamento aziendale, ma anche a quei dipendenti di indubbia qualificazione professionale che siano investiti di ampia responsabilità e che operino con un corrispondente grado di autonomia. La verifica del possesso della qualifica dirigenziale deve tenere conto della complessità della struttura dell'azienda, delle dinamiche interne, delle diversità delle forme in cui viene esercitata la funzione direttiva e, non da ultimo, del sistema di classificazione adottato dalla contrattazione collettiva di settore, idonea ad esprimere la volontà delle associazioni stipulanti nell'ambito del singolo settore produttivo. Sono pertanto qualificabili come veri e propri dirigenti e quindi licenziabili senza la necessaria applicazione delle tutele predisposte in favore del prestatore di lavoro subordinato anche i dirigenti c.d. medi o minori, purchè essi rientrino nella previsione e definizione della contrattazione collettiva. Restano invece esclusi dalla disciplina speciale, legale e contrattuale collettiva stabilita per la categoria dirigenziale (e quindi soggetti alle tutele ordinarie contro il licenziamento illegittimo) unicamente i c.d. pseudodirigenti, cioè quei lavoratori che, pur avendo di fatto la qualifica ed il trattamento dei dirigenti, non rivestono nell'organizzazione aziendale un ruolo di incisività e rilevanza analogo a quelli dei c.d. dirigenti apicali, medi o minori.
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