Crisi d’impresa e accordi di ristrutturazione del debito: se non ci sono opposizioni, il giudice non può esaminare il merito delle scelte di ristrutturazione

 
Con sentenza del 1 giugno 2010, la Corte di Appello di Roma ha stabilito che il giudice chiamato ad omologare il piano di ristrutturazione del debito dell’impresa in crisi (nuovo istituto introdotto con l’art. 182 bis della Legge Fallimentare con la finalità di favorire il risanamento aziendale), qualora non siano state proposte opposizioni al piano stesso, deve limitarsi ad un controllo di sola legittimità, finalizzato, cioè, unicamente a verificare le condizioni formali per la sua approvazione. Resta precluso, invece, il potere di esaminare la legalità sostanziale del piano e, dunque, la sua concreta fattibilità in relazione alla soddisfazione dei creditori.
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