Risarcibile il danno all’immagine del datore di lavoro.

 
Con la sentenza 2 agosto 2010 n. 17969, la Corte di cassazione ha affermato che, sebbene i comportamenti tenuti dal lavoratore nella vita privata siano di regola estranei alla prestazione lavorativa, in alcuni casi possono avere natura tale da impedire persino la prosecuzione del rapporto di lavoro sia per le caratteristiche di quest’ultimo e l’ampio margine fiduciario, sia perché possono incidere negativamente sull’immagine del datore di lavoro. In tali casi, oltre alla legittimità del licenziamento, la pronuncia in esame ha riconosciuto il diritto del datore di lavoro al risarcimento del danno all’immagine. Il caso deciso dalla Cassazione riguarda il licenziamento di un cuoco/dipendente di una società di ristorazione collettiva che aveva in gestione la mensa aziendale di una nota società italiana. Il cuoco aveva nascosto un grosso quantitativo di sigarette di contrabbando nella propria auto parcheggiata nell’area di sosta interna al luogo di lavoro. A seguito di un’indagine della Guardia di finanza è emerso che il cuoco, “per arrotondare”, era solito vendere le sigarette tra dipendenti e colleghi. A causa di questa situazione la società di ristorazione collettiva aveva anche rischiato di perdere il contratto di somministrazione, da qui il danno all’immagine suscettibile di risarcimento.
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