È onere del debitore provare la sua fallibilità

 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13086 del 28 maggio 2010, ha precisato che è onere del debitore-imprenditore provare di essere esente dalla procedura concorsuale.
Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento gli imprenditori commerciali i quali dimostrino il possesso congiunto dei requisiti stabiliti dall’art 1 della legge fallimentare (aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; aver realizzato, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila). La Suprema Corte ha, infine, chiarito che sebbene incomba sull’imprenditore l’onere di provare la propria fallibilità, il Tribunale può assumere informazioni utili al completamento del bagaglio istruttorio.
 
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