SUL REQUISITO DI MORALITÀ PROFESSIONALE DELLE IMPRESE.

 
Nel caso di partecipazione ad una gara di appalto di una società per azioni, le dichiarazioni circa il possesso dei requisiti soggettivi vanno rese, ai sensi dell’art. 38, comma 1, lett. b), del D.L.vo n. 163/2006, con riferimento agli amministratori muniti di poteri di rappresentanza ed al direttore tecnico. Anche aderendo all’orientamento giurisprudenziale secondo cui le dichiarazioni vanno altresì rese con riferimento ai soggetti che, non ricoprendo le specifiche cariche indicate, siano, tuttavia, titolari di ampi poteri decisionali tali da consentire di determinare gli indirizzi di gestione dell’impresa e che effettivamente "sono in grado di manifestare all’esterno al volontà dell’azienda", in ogni caso deve escludersi che le dichiarazioni stesse vadano rese anche con riguardo a procuratori della società che non posseggano quella pienezza decisionale che, sola, potrebbe consentire l’assimilazione degli stessi agli amministratori ordinari (nella specie si è escluso che la dichiarazione andava resa anche con riferimento a procuratori della società, dotati di poteri che attenevano alla fase esecutiva del contratto ed implicavano la titolarità di poteri circoscritti che incontravano un preciso limite nelle strategie aziendali compiute a monte dagli organi effettivamente dotati di potere decisionale).
In forza di ciò è stato ritenuto legittimo l'operato di una commissione di gara che ha ammesso alla competizione concorsuale una società ritenendo sussistente il requisito della moralità professionale anche nel caso in cui sia risultato che l’amministratore della società stessa aveva riportato una condanna, atteso che si trattava di una condanna di lieve entità ed oggettivamente inidonea ad incidere sul giudizio di affidabilità morale e professionale del concorrente (nella specie l’amministratore era stato condannato per violazione delle norme sulla disciplina igienica della produzione e vendita di sostanze alimentari ex art. 5 della L. n. 283/1962, per avere esposto alcuni alimenti in un bancone, presso una mensa, a temperatura di 4° superiore a quella prevista).TAR Lombardia - Milano, Sez. I - sentenza 15 ottobre 2009 n. 4802.
 
Torna indietro