IL VALORE DEL DURC NELLE PROCEDURE AD EVIDENZA PUBBLICA.

 
Ai sensi dell’art. 38, comma 1, lett. i), D.Lgs n. 163 del 2006, (che prevede l’esclusione dalle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, per quei soggetti che, tra l’altro, abbiano "commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana e dello Stato in cui sono stabiliti"), nelle procedure ad evidenza pubblica è legittimo il provvedimento con il quale la stazione appaltante ha escluso dalla gara una impresa che si era avvalsa dei requisiti posseduti da altra impresa, nel caso in cui quest’ultima, in base ai dati risultanti dal DURC, risulti aver omesso il versamento di contributi sia nei confronti dell’INPS (a seguito di note di rettifica, verbali ispettivi e insoluti), sia nei confronti dell’INAIL (per mancato pagamento di premi assicurativi).
Infatti, a seguito dell’entrata in vigore della disciplina sul certificato di regolarità contributiva di cui agli artt. 2 del D.L. n. 210/02 e 3, comma 8, lett. b-bis) del D.Lgs n. 494 del 1996, la verifica della regolarità contributiva non rientra più nella competenza delle stazioni appaltanti, bensì in quella degli enti previdenziali, le cui certificazioni si impongono alle stazioni appaltanti che non possono sindacarne il contenuto. Di conseguenza, la stazione appaltante non ha alcuna possibilità né i mezzi per procedere ad autonoma verifica del requisito soggettivo di regolarità della posizione contributiva e deve attenersi a quanto certificato dall’amministrazione competente.
Il DURC (Documento unico regolarità contributiva) assume così la valenza di una "dichiarazione di scienza", da collocarsi tra gli atti di certificazione o di attestazione redatti da un pubblico ufficiale ed aventi carattere meramente dichiarativo di dati in possesso della p.a., assistito da pubblica fede ai sensi dell’art. 2700 c.c., facente piena prova fino a querela di falso. Attesa la sua natura giuridica, non residua, dunque, in capo alla stazione appaltante alcun margine di valutazione o di apprezzamento in ordine ai dati e alle circostanze in esso contenute e quindi la stazione appaltante lo riceve quale atto di certezza da cui non può comunque discostarsi, non avendo alcun autonomo potere di valutazione e di apprezzamento del suo contenuto(TAR Lazio - Roma, sez. III-ter - sentenza 24 novembre 2009 n. 11598).
 
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