PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE NEGLI INTERVALLI IN CUI NON E’ STATA PRESTATA ATTIVITA’ LAVORATIVA, RICOMPRESI TRA UNA PLURALITA’ DI CONTRATTI A TERMINE

 
Cass. civ. Sez. lavoro, 04-06-2009, n. 12913

In caso di scadenza di un contratto a termine illegittimamente stipulato e di comunicazione da parte del datore di lavoro, al lavoratore, della conseguente disdetta, non è legittimo il ricorso alle fattispecie normative di cui alla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 6 e  alla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, con la conseguenza che, al dipendente che abbia interrotto l'esecuzione della prestazione lavorativa per scadenza del termine (pur invalidamente apposto), non spetta la retribuzione fintanto che non provveda ad offrire la prestazione stessa determinando una situazione di mora accipiendi del datore di lavoro.
Così ha stabilito la Suprema Corte (Sentenza n. 12913/09), secondo la quale “mentre la tutela prevista dall'art. 18, attiene ad una fattispecie tipica, disciplinata dal legislatore con riferimento al recesso del datore di lavoro, e presuppone l'esercizio della relativa facoltà con una manifestazione della volontà di determinare l'estinzione del rapporto, una simile facoltà non è configurabile nel caso di disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunichi alla scadenza del termine, sia pure invalidamente apposto, al dipendente, sicchè lo svolgimento delle prestazioni cessa in ragione della esecuzione che le parti danno ad una clausola nulla. Ne consegue che, al dipendente che cessi l'esecuzione della prestazione lavorativa per attuazione di fatto del termine nullo non spetta la retribuzione finchè non provveda ad offrire la prestazione stessa determinando una situazione di mora accipiendi del datore di lavoro. […]In base allo stesso principio si deve escludere anche il diritto del lavoratore ad un risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni perdute per il periodo successivo alla scadenza, così come dalla regola generale di effettività e corrispettività delle prestazioni nel rapporto di lavoro deriva che, al di fuori di espresse deroghe legali o contrattuali, la retribuzione spetta soltanto se la prestazione di lavoro viene eseguita, salvo che il datore versi in una situazione di mora accipiendi nei confronti del dipendente”.
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